È proprio un bruttissimo periodo quello che sta attraversando l’ ASD Martirano Lombardo. Dopo la vittoria in casa con il Vena, a conclusione di una mini-striscia positiva di due vittorie casalighe (contro Vena e San Vito) e un pareggio (a Pianopoli) ottenuta senza brillare più di tanto, sono arrivate tre sconfitte consecutive ( fuori con San Pietro Apostolo e Bianchi, in casa con il Marcellinara). Tra queste sconfitte, sicuramente quella che fa più male è quella di domenica scorsa a Bianchi nella quale i gialloneri sono stati letteralmente presi a pallonate e umiliati per 7 a 0, forse il passivo peggiore della recente storia calcistica martiranese. Più volte si è detto della necessità di stare vicino alla squadra in momenti come questo, per fare quadrato e per cercare di trovare le ricette necessarie per i mali di questo gruppo. E i mali ci sono, inutile nascondersi dietro a un dito. Il Martirano sta attraversando una crisi che va al di là dei risultati, una crisi profonda che riguarda tutto il sistema. Le colpe per questa situazione gravano sulle spalle di tutti, più o meno in parti uguali.
La squadra martiranese, negli anni, qualche volta ha pagato una certa predisposizione di giocatori e allenatori alle intemperanze comportamentali e agli eccessi nel protestare. Quest’anno, su questo fronte, si sta dando il massimo. Infatti, le maxi decisioni del giudice sportivo per i fattacci di Serrastretta non sono servite da lezione e sono state seguite poi dalle squalifiche degli allenatori (Marrelli fino a fine campionato, Senatore fino a fine Febbraio) per il comportamento nella partita contro il Marcellinara. Gli ultimi provvedimenti magari sono stati anche eccessivi ma l'essere recidivi in queste cose conta parecchio. Oltre agli eccessi di nervosismo, emerge anche una gestione della rosa non proprio impeccabile e una certa difficoltà della squadra a perseguire una idea di gioco. Si ha come l’impressione, ma potrei sbagliare, che il consolidarsi di certe gerarchie abbia abbassato il livello di impegno della rosa e abbia portato qualcuno addirittura ad abbandonare la squadra. E mi riferisco soprattutto ai più giovani sui quali si doveva lavorare per costruire il Martirano di domani. Il loro abbandono è una sconfitta ulteriore per tutto il movimento e per il progetto “sociale” alla base di questa squadra. Io non dico che avrebbero dovuto giocare titolari perché questo passa sempre attraverso vari fattori quali il merito, l’esperienza, la personalità. Ma sicuramente il vedersi posti ai margini e il non sentirsi parti integranti di un progetto non li ha aiutati. In una squadra saper motivare chi va in campo è importantissimo, ma diventa fondamentale farlo con chi viene escluso, altrimenti non ci si potrà mai sentire parte di un qualcosa.
Dal punto di vista tecnico le lacune sono sempre le stesse. Il Martirano non gioca bene. E non lo fa perché il centrocampo non funziona, né in fase di copertura, né in fase di impostazione. Non dà mai la sensazione di “esserci” fisicamente, ed è una cosa grave per un reparto che dovrebbe essere la mente della squadra e una preziosa barriera a protezione di una difesa troppo spesso costretta all’uno contro uno. Il centrocampo manca di tutta una serie di movimenti base nelle due fasi, non lavora come un reparto, non pressa e non attacca in maniera coordinata. Ed è un peccato perché ha buonissimi elementi che, con un minimo di organizzazione e una condizione fisica decente, potrebbero dare grosse soddisfazioni. Certamente influisce in maniera rilevante una condizione fisica non proprio soddisfacente, e questo si ripercuote evidentemente sulle prestazioni generali della squadra. Molti elementi stanno producendo prove molto al di sotto delle aspettative e delle loro possibilità, per tutta una serie di motivi (scarso impegno dovuto alla certezza del posto, scarsa condizione fisica, individualismo, nervosismo continuo, poca voglia di sacrificarsi). Non va dimenticato poi che un ruolo in questa situazione può essere trovato anche alla sfortuna, alle lacune nella rosa soprattutto nel reparto avanzato.
Nei post partita non sono pochi quelli che affermano che tali grosse lacune l’anno scorso venivano coperte dalle abilità superiori alla media di Francesco Vescio, capace di risolvere la maggior parte delle partite con le sue iniziative. Io credo che cosi come le colpe, anche i meriti debbano esser ripartiti a tutta la squadra per la grande impresa dell’anno passato. È normale però che, vedendo quasta situazione, più di un dubbio possa sorgere. Ma io credo che il Martirano, dal presidente ai giocatori passando per l’allenatore, abbia le capacità per uscire da questo periodo buio facendo ricorso al lavoro, all’impegno e a una raddrizzata generale di tutte le sue componenti.
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